| Il Coaching professionale |
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| Scritto da Luca Berni |
| Sabato 28 Maggio 2011 15:45 |
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Sulla base di questa esperienza, proverò a spiegare quali siano le caratteristiche di questa professione e per quale motivo stia vivendo un momento di grande successo in tutto il mondo.
Le origini del CoachingTra gli innumerevoli significati della parola Coach, uno dei più noti è quello legato allo sport dove identifica “l’allenatore” di un atleta o di una squadra ed è proprio dall’ambito sportivo che trae origine quello che oggi chiamiamo Coaching professionale. L’inizio di tutto ciò lo si deve all’americano Tim Gallwey allenatore professionista di tennis. Gallwey si chiese per primo quale fosse la ragione per la quale, a parità di abilità tecniche e doti fisiche di un gruppo di atleti, in gara le performance fossero così diverse e per quale motivo i migliori risultati li ottenessero sempre gli stessi giocatori. Gallwey scoprì che gli atleti giocano contemporaneamente due partite, una contro gli avversari e una dentro sé stessi. Quest’ultima era fatta di ciò che l’atleta pensava durante la performance e come il tipo di pensieri nella sua mente influenzassero ciò che esprimeva in campo. A tutto ciò diede il nome di “Inner Game”, il gioco interno che chiunque – sportivo o meno – deve gestire per raggiungere il massimo della sua prestazione. Per spiegare ulteriormente tutto questo, Gallwey definì la seguente formula: P = p - I Dove la P rappresenta la prestazione la p il potenziale e la I le interferenze che derivano dall’Inner Game. Le interferenze sono tutti quei pensieri depotenzianti del tipo: “non ce la posso fare”, “è troppo difficile”, “ci provo, ma…”, “so già come andrà a finire”, “non è colpa mia” e così via, che sottraggono risorse all’atleta impedendogli di liberare tutto il suo potenziale in quel momento. Negli anni ottanta Sir John Whitmore e la sua società di consulenza, la Performance Consultants, applicò il principio dell’Inner Game alle organizzazioni, scoprendo quale straordinario impatto questo potesse avere sul raggiungimento dei risultati anche in ambito extra-sportivo. Da questa esperienza sviluppò il primo modello di Coaching che riassunse con l'acronimo G.R.O.W.: Goal (obiettivo), Reality (realtà), Options (opzioni) e Will (volontà) descritto nel libro Coaching for Performance (l’edizione italiana è John Whitmore – Coaching – Ed. Sperling&Kupfer) che ancora oggi è il testo di riferimento riguardo al Coaching.
Il Coaching come strumento di sviluppoOggi il Coaching viene utilizzato dalle organizzazioni per permettere ai loro componenti di apprendere e sviluppare nuove competenze. La persona o il team (che d’ora in poi chiameremo “cliente”) che sceglie di essere accompagnato da un Coach, lo fa per aumentare il proprio livello di performance, raggiungere nuovi obiettivi e risultati più sfidanti. Naturalmente, l’obiettivo di qualunque professionista che proponga i suoi servizi è quello di far ottenere al cliente un miglioramento delle prestazioni, la particolarità del Coaching risiede nel fatto che il Coach stimola il cliente affinché sia lui stesso a generare le sue soluzioni. Questo approccio ha molti vantaggi rispetto a tecniche più tradizionali di insegnamento:
Tutto ciò è possibile poiché il Coaching è una disciplina molto pratica che si basa su tre principi cardine: l’assunzione di responsabilità da parte del cliente, la definizione di obiettivi ben formati e il compiere azioni concrete che portino al raggiungimento di quegli obiettivi. In mancanza anche di una sola di queste tre caratteristiche, non si sta facendo Coaching, ma semplice conversazione.
Ruoli e responsabilitàUn percorso di Coaching comincia con la definizione di ruoli e responsabilità di ciascuno. In particolare è necessario che sia molto chiaro che l’unico responsabile del raggiungimento degli obiettivi è il cliente. Questo passaggio è di vitale importanza nello sviluppo del percorso di Coaching poiché senza l’accettazione totale di questo ruolo, il rischio di un fallimento del percorso è molto alto. Assumersi la responsabilità del raggiungimento degli obietti, significa che il cliente è chiamato innanzitutto a definire esattamente quale risultato voglia ottenere e ad impegnare tutte le risorse necessarie a questo scopo. Facendo un paragone sportivo, un allenatore (un Coach) può allenare un atleta a raggiungere una certa performance quando è quello che vuole l’atleta e quando questo è disposto a seguire gli allenamenti stabiliti. Senza queste due condizioni non si può fare nulla. Il Coach è responsabile del “processo” cioè della gestione della relazione con il suo cliente, della creazione delle condizioni favorevoli allo sviluppo del cambiamento e della gestione di ciascun incontro affinché sia funzionale al raggiungimento dell’obiettivo concordato. Il Coach soprattutto si impegna, in fase di accettazione del contratto di Coaching, ad “allenare” il suo cliente per il raggiungimento del risultato desiderato.
Come funziona un percorso di Coaching
Questa prima sessione dovrà produrre un obiettivo di periodo che, per essere tale, dovrà essere “ben formato”. Questo significa che dovrà riguardare il cliente in prima persona, dovrà essere espresso in positivo, dovrà descrivere uno stato che si vuole raggiungere e non un processo (es. “abito nella mia nuova casa” anziché “cambiare casa”), dovrà essere collocato nel tempo, dovrà essere misurabile e dovrà essere definito anche il “come” avverrà la misura. A questo punto si definiranno un certo numero di sessioni, durante ognuna delle quali il cliente stabilirà un obiettivo intermedio, detto “obiettivo di sessione”, sulla strada che porta verso il raggiungimento dell’obiettivo di periodo. Alla fine di ogni sessione il cliente avrà pianificato delle azioni che dovrà mettere in pratica per produrre il cambiamento desiderato.
Come opera un CoachUn Coach fa domande, rispecchia quanto detto dal cliente attraverso le sintesi, aiuta il cliente a rimanere focalizzato sull'obiettivo, comunica direttamente attraverso i feedback, restituisce sempre la responsabilità di obiettivi, azioni e risultati al suo cliente. Tutto questo serve a fare in modo che il cliente acquisisca “consapevolezza” delle proprie capacità, delle proprie risorse, del proprio modello di apprendimento e dei risultati che via via raggiunge. Solo attraverso la consapevolezza di tutto questo si ottiene un cambiamento reale e duraturo. Il Coach non dà consigli, non assegna compiti anzi, solitamente non è nemmeno competente nella materia specifica su cui il cliente sta lavorando. Il Coach è un professionista del cambiamento, capace di favorire la transizione del cliente dallo stato attuale a quello desiderato.
I vantaggi del CoachingIl Coaching è per definizione costruito sulle esigenze del cliente e punta allo sviluppo delle sue competenze, intese come l’insieme delle abilità che possiede e utilizza veramente. A differenza della formazione di tipo tradizionale, che si propone di trasferire conoscenze da un individuo ad un altro, il Coaching fa emergere soluzioni dalla persona stessa e l’aiuta, attraverso l’applicazione pratica, a sviluppare un proprio modello. Questo rende il cliente molto più efficace e fa sì che i nuovi apprendimenti siano immediatamente disponibili all’applicazione nell’attività di tutti i giorni.
Il Coach e gli altri professionistiIl Coach è una nuova figura professionale che si va ad aggiungere alle altre che ruotano intorno alle aziende. Per fare chiarezza, vale la pena mostrare quali siano gli elementi distintivi che lo differenziano da altri professionisti.
Il Coaching in ItaliaNel nostro Paese il Coaching è una disciplina ancora relativamente giovane e in forte crescita, come dimostra la ricerca della Frank Bresser Consulting & Associates (www.frank-bresser-consulting.com). Come negli altri paesi, la crescita è dovuta essenzialmente alla concretezza e alla effettiva misurabilità degli obiettivi che i clienti raggiungono e di cui anche le aziende hanno rapida evidenza. Attualmente in Italia non esiste alcuna normativa o linea guida che definisca la figura del Coach, di conseguenza il mercato propone professionisti di ogni genere che si definiscono Coach indipendentemente dal fatto che abbiano o meno una preparazione “specifica” in materia. Il Coaching è una disciplina molto delicata, che ha a che fare con la vita delle persone, sia privata che professionale, con i loro dubbi, le loro aspirazioni, la loro intelligenza ed emotività. A mio avviso, tutto questo consegna al Coach la responsabilità di essere preparato al meglio delle sue possibilità, prima di accompagnare qualcuno in un viaggio così importante.
Autore Per ulteriori informazioni http://www.coaching-pros.it/ |



Quando ho cominciato a svolgere la professione di Coach, la difficoltà maggiore che mi sono trovato ad affrontare è stata quella di spiegare ai miei potenziali clienti, come alle persone che mi stavano vicino, che cosa facesse “praticamente” un Coach e come la sua attività potesse essere utile agli altri.
In generale un percorso di Coaching si sviluppa attraverso una serie di incontri tra il cliente ed il Coach chiamati “sessioni di Coaching”. In particolare la prima sessione serve a definire quale sarà l’obiettivo finale da raggiungere, quello che tecnicamente si chiama “obiettivo di periodo”. Questo è l’elemento chiave di tutta la relazione di coaching e rappresenta anche l’accordo tra il Coach e il cliente sulle reciproche responsabilità. Entrambi infatti sottoscriveranno il “contratto di Coaching” che non è altro che l’impegno del cliente a raggiungere il risultato stabilito e l’impegno del Coach ad allenarlo in tal senso.
Per questo motivo è importante che, chi oggi si avvicina a questa disciplina come cliente, si informi bene su alcuni punti, prima di scegliere un Coach:




