In occasione dell’ultima riunione a Roma in data 19 maggio l’ing. Sergio Di Veroli ha presentato un breve ma interessante studio dal titolo “Appalti e ciclo di vita”, desunto dall’esame del Codice degli appalti che ha visto recentemente la luce.

È significativo rilevare che le più recenti norme mettono in gioco molti temi propri dell’Ingegneria Economica, dal “costo del Ciclo di Vita- Life Cycle Cost (LCC)”, al “Total Cost Management TCM)” o “Total Ownership Cost (TOC), concetti simili ben conosciuti dai soci AICE che possono a buon titolo considerarsi esperti della materia.

Le Amministrazioni in particolare, ma anche il mercato imprenditoriale delle costruzioni, devono ora confrontarsi con criteri di progettazione, programmazione, affidamento e controllo dei lavori che riguardano gli aspetti economici nel ciclo totale del costo di vita e non solo del momento progettuale e costruttivo.

Si tratta di un cambiamento epocale, del quale scrivevo già nelle mie pubblicazioni alla fine degli anni ’90, che porta il mondo delle costruzioni al confronto in ambito europeo con tecniche di maggiore affidabilità e trasparenza.

Ma è un mondo preparato a tutto questo? Non può AICE porsi come attivo interlocutore e – perché no – formatore? Mi pare che qualcosa si stia già proponendo nella sede centrale; si può portare avanti congiuntamente anche a Roma!

Segnalo la prefazione del lavoro di Sergio Di Veroli, sarà lui a completarlo ed a distribuirlo nei prossimi incontri.

(Claudio Solustri)


 

Questo estratto degli articoli del testo del Codice degli appalti è legato alla parte innovativa che riguarda il concetto base di decisione dell’assegnazione dell’appalto sulla base del miglior rapporto Qualità/Prezzo. Ma come si fa ad ottenere questo risultato in un modo obiettivo che liberi, speriamo per sempre, dalla decisione di affidarlo al minimo prezzo offerto su un progetto di massima, con somme che crescono nel tempo grazie alle varianti approvate in corso d’opera? 

Per prima cosa il progetto deve essere fornito già completato, prima dell’inizio della costruzione, di tutti i particolari della fase esecutiva e quindi sono bandite le costruzioni basate su progetti di massima.

Ma la cosa importante è che non basta progettare; bisogna anche dimostrare in modo obiettivo che il progetto sia, oltre che completo per la rispondenza offerta alle richieste del bando, al miglior Costo del Ciclo di Vita (LCC).

Lo spostamento dell’obiettivo dal Costo attuale di un’opera a quello del Ciclo di Vita è la vera chiave innovativa. Infatti, parlare del LCC significa dover offrire qualcosa che abbia la Qualità e l’organizzazione manutentiva adeguata ad un tempo lungo, sicuramente pluriennale. Da qui la necessità di parlare non solo di Qualità ma anche di Affidabilità (mantenimento della Qualità nel tempo).

Nel discorso entra anche “l’innovazione”.

Molto spesso andare verso i processi più innovativi può inizialmente far pensare a qualche costo in più ma, a titolo di esempio, se usiamo per un impianto di edificio più elettronica (oggi a vita quasi infinita) che meccanica (che ha affidabilità molto più bassa), otteniamo un LCC minore anche con un costo iniziale maggiore. 

È importante altresì l’apertura che il codice dà, oltre alla possibilità di finanziare  l’innovazione vera e propria, alle idee innovative e anche più economiche date dai fornitori. È un fatto importante perché toglie l’impressione che il colloquio tra funzionario dello Stato e fornitore possa essere solo fatto per ragioni non corrette.

Molto spesso sono proprio i fornitori che comunicano le innovazioni fornite dal mercato delle quali altrimenti il funzionario pubblico non potrebbe conoscere nulla se rimane chiuso solo nella sua “torre” e quindi potrebbe fare dei bandi con contenuti di specifiche che non siano né innovative, né economiche.

Manca però un istituto che preveda in modo ufficiale e legale la possibilità di questi incontri. 

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Quelli precedenti sono gli spunti per cui si intuisce come usando le modellazioni del Ciclo di Vita, che comprendano anche le analisi dei rischi tecnico-economici, oggi si possa rispondere in modo obiettivo al miglior rapporto Qualità/Prezzo di un’opera. Crediamo che dall’uso intensivo di queste tecniche non si possano più sottrarre né le stazioni appaltanti, né le aziende appaltatrici di opere per lo Stato, né le aziende finanziarie. Le tecniche dell’affidabilità, della sicurezza e della simulazioni del modello di Costo del Ciclo di Vita, già usate in maniera intensiva nell’industria e quindi arrivate ormai a maturazione, si prestano ad essere usate immediatamente per rispondere alle esigenze manifestate dal Codice degli Appalti.  

Autore
Sergio Di Veroli

 

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