Alla base di tutto c’è la questione fondamentale del Valore dell’opera da realizzare.

Sia essa una infrastruttura o un edificio da progettare e costruire, ma anche un nuovo business da avviare, un prodotto da commercializzare, un intervento per valorizzare il nostro grandioso patrimonio culturale ed artistico e molto altro ancora, l’opportunità di investire per ottenere un determinato risultato si valuta rispondendo ad una semplice domanda: “Ne vale la pena?”

Ogni Progetto viene deciso e gestito in funzione del Valore che si ottiene trasformando le risorse a disposizione in un risultato concreto. L’identificazione e la proiezione di tale valore nel tempo diventa pertanto l’elemento centrale d’indagine quando si decide un Progetto.

AICE coltiva da sempre un particolare interesse per la “progettualità” ovvero per i processi che trasformano le idee nella loro piena e duratura realizzazione. Per questo esistono specifici strumenti (scientifici, quantitativi) e metodologie di controllo dei processi che governano l’ottenimento del risultato, secondo un approccio sistematico ed integrato.

Per comprendere a fondo questo meccanismo, dobbiamo fare riferimento al concetto di “Ciclo di Vita”, senza il quale qualsiasi analisi costi/benefici non avrebbe ovviamente alcun senso. L’attenzione all’intero ciclo di vita (di qualsiasi business, prodotto, processo, progetto o asset) caratterizza in modo peculiare l’approccio del TCM.

Infatti, una traduzione quasi letterale del termine TCM porterebbe a concludere che si tratta di un modello di gestione del costo totale, quando in realtà ci riferiamo ad un approccio globale (totalizzante) alla gestione del Valore. Proprio per questo, ogni decisione e ogni scelta viene convalidata in questo modo attraverso un’analisi di sostenibilità complessiva.

Il meccanismo è sempre lo stesso e si può sintetizzare nell’acronimo PDCA (Plan-Do-Check-Act), applicato a vari livelli, di solito innestati tra di loro:

  1. Una serie di sequenze “esterne” per la gestione del Ciclo di Vita dell’opera (Asset Management): pianificazione strategica, realizzazione dei progetti, la misura dei risultati e la valutazione del Valore ottenuto
  2. una serie di sequenze “interne” per la gestione del Ciclo di Vita dei progetti (Project Management): pianificazione, esecuzione, monitoraggio e controllo
Fig. 1: TCM Process Map (AACEi, TCM Framework)

La struttura del Ciclo di Vita “esterno” segue schemi che sono tipici dell’opera in questione: le fasi di sviluppo del risultato sono infatti caratterizzate da un particolare stadio evolutivo e, di conseguenza, da specifiche attività e processi da implementare. Come sempre succede, sono le prima fasi ad offrire le migliori opportunità per massimizzare il Valore attraverso determinate scelte, governando da subito le attività di ideazione dell’opera secondo un modello strutturato e non casuale.

Fig. 2: Ciclo di VIta e logiche del TCM (Banchi, Como - 06/05/2016)

Per questo, un’analisi Costi/Benefici (termine che ha un suo significato specifico ma con il quale qui vogliamo rappresentare genericamente il contenuto della fase di concezione di un’opera) non può essere condotta unicamente sulla base di strumenti tecnici che, per quanto pregevoli, portano ad uno “sterile” esercizio di laboratorio, spesso astratto e parziale (…in tutti i sensi!).

L’analisi deve essere condotta come un vero e proprio processo manageriale strutturato, atto a garantire il conferimento del massimo Valore all’opera in oggetto. Soprattutto, essa deve fare parte di una intelaiatura gestionale più ampia che deve essere definita e presidiare dell’intero ciclo di vita.

L’analisi Costi/Benefici ha quindi una sua precisa funzione non limitata alla fase decisionale, ma va usata (verificata e convalidata) anche durante le fasi di esecuzione ed esercizio dell’opera, considerato che il suo Valore varia nel tempo e si evolve insieme ad essa.

Entriamo quindi nel dibattito che ha caratterizzato i festeggiamenti del quarantesimo anniversario dalla costituzione di AICE tenuti a Milano e Roma nei mesi scorsi ed ai quali hanno partecipato soci e professionisti interessati all’associazione ed ai temi che propone.

Gli incontri sono stati introdotti dal prof. Biffi che ha voluto connotare l’argomento in modo preciso e “pungente”.

PROF. ALFREDO BIFFI - I destini di un paese dipendono anche dalla capacità delle sue persone di affrontare con metodo scelte che nascono da visioni politiche, di interesse comune e non personale. Tra le molteplici scelte vi sono quelle che riguardano gli investimenti in infrastrutture, siano esse da mantenere siano esse da realizzare ex novo. Le recenti vicende, a volte drammatiche a volte grottesche (forse è la parola giusta) per il modo con cui vengono affrontate, di ponti fatiscenti che crollano, di decisioni già prese più volte riviste negli anni senza che si inizi un lavoro, di tratte logistiche altamente lente anche solo nella loro concezione preliminare, chiedono debba essere puntualizzato l’approccio a queste scelte e il ruolo degli attori coinvolti.
Il concetto base è il ciclo di vita di un’opera a vita intera. Con ciò si intende la sequenza di fasi che, attivate dalla prima idea, generata da qualcuno, della infrastruttura, attraverso la loro realizzazione nel tempo portano al suo utilizzo una volta concluse fino alla sua scomparsa (per definitiva obsolescenza fisica, per comprovata sopraggiunta inutilità, per necessità di sostituzione con soluzioni più moderne, e così via).
Riducendo alle parti essenziali fasi che spesso sono molteplici e complesse da descrivere, ai nostri fini queste sono riconducibili a:

  1. Definizione del dominio di interesse dell’idea
  2. Esecuzione dell’opera, comprendendone le sotto-fasi di valutazione di realizzabilità dell’idea in un contesto di dominio definito, di progettazione, di costruzione e consegna
  3. Gestione dell’opera in funzionamento con le relative attività di manutenzione ordinaria e straordinaria

Tali fasi possono complessivamente durare nel tempo (le piramidi egizie, i ponti romani testimoniano ancora oggi la capacità di un tempo di realizzare opere a cicli di vita millenari) ben oltre l’esistenza di coloro che hanno concepito e realizzato, e spesso utilizzato, l’opera stessa. Verrebbe qui da chiedersi se tale capacità, unitamente alla congruente volontà di fare durare ciò che costruisce, sia ancora presente tra i vari stakeholder delle opere moderne.
Delle tre macro-fasi è cruciale la prima. E’ quella in cui si esprime la volontà dell’ideatore di proporre l’opera considerando il cosiddetto dominio:

  • La finalità di fondo dell’opera
  • Il contesto economico, sociale, e quando necessario, politico di riferimento
  • Le variabili da considerare ai fini della decisione finale se realizzare o meno l’opera.

Fondamentale è il secondo aspetto che i tecnici di progetto definiscono ambito ossia il dare risposte al semplice quesito “cosa dobbiamo considerare sia da comprendere nel progetto e cosa no?”. Se devo decidere se realizzare una tratta ferroviaria posso limitarmi a valutare l’efficienza del trasporto civile o merci sulla rotaia, oppure ampliare l’ambito al tipo di sviluppo sociale, economico ed ambientale del territorio lungo cui scorreranno i binari, oppure considerarne il medesimo impatto con effetto moltiplicativo sui territori circostanti quello principale.
Senza una chiara definizione del dominio coloro che debbono valutare la realizzabilità non hanno il punto di riferimento di cosa valutare e debbono, se coscienziosamente professionali, ipotizzare scenari liberi da proprie ideologie tecniche o politiche.
Qui entrano quindi in gioco gli attori per l’opera:

  1. Committenti, coloro che chiedono e pagano per l’opera, in genere rappresentati dalla governance politica ed istituzionale, cui spetta prima di tutto il compito di chiarire la finalità dell’opera ed il dominio di interesse
  2. I tecnici, comprendendo coloro che analizzano la fattibilità nel dominio dato, coloro che progettano concretamente l’opera e coloro che la realizzano. Questi ultimi in genere società di costruzione a competenze ingegneristiche diverse
  3. Committenti ancora e gestori, coinvolti nelle scelte di gestione i primi e di loro attivazione quotidiana quando l’opera realizzata è in funzionamento.

Questi attori dovrebbero utilizzare, per ciascuna delle fasi in cui sono coinvolti metodologie e tecniche specifiche ed appropriate:

  • Committenti-politici, approcci e strumenti di Visioning (costruzione dell’immagine desiderata di ciò a cui si vuole tendere), di valutazione (nei vari aspetti compresi nel dominio), di decision making (per affrontare la decisione con logiche, oggettività e condivisione ove opportuno);
  • I Tecnici, metodi e strumenti di valutazione (nelle forme del costo-beneficio, costo-efficacia, generazione di valore in ambiente multivariato ecc.), di progettazione e realizzazione, di correzione, di controllo e test;
  • Committenti e gestori, metodi e strumenti di management e di re-guiding qualora l’opera richieda modificazione e/o sviluppo ossia una evoluzione non prevista/prevedibile anticipatamente.

 La fase della definizione del dominio è, dal punto di vista metodologico, la più delicata: per quanto si tenda a ricercare oggettività massima per una decisione la più possibile razionale, bisogna accettare che vi sono scelte per le quali il la soggettività rimane un punto di partenza imprescindibile. Ciò accade quando l’aspetto politico dell’opera permette più alternative nel cui ambito sono le scelte politiche a definire poi il dominio: bisogna farsene una ragione e pretendere che tali scelte siano esplicitate senza ambiguità di sorta.
Attorno a queste logiche ruotano i comportamenti: senza necessariamente pensare a giochi delle parti o connivenze tra gli stakeholder fondati sull’opportunismo personale, spesso contingente a fatti momentanei, ciò che emerge è la reale professionalità di ciascuno degli attori, in primis il committente politico e il tecnico specialista.
Si pensi alle differenze temporali che esistono tra l’arco temporale di coinvolgimento del politico e del tecnico rispetto alla durata dell’opera: mentre i primi tendono a ragionare sul breve periodo, l’opera dura ben oltre a tale logica. Le scelte dei primi dovrebbe invece considerare il ciclo di vita intero come elemento temporale utile per verificare che l’opera abbia raggiunto il suo fine.
Una Associazione come AICE dovrebbe sentire come dovere prioritario indicare valori e comportamenti etici che rendono la professione utile nella sua ragione identitaria, prima ancora di proporre e certificare elementi metodologici e tecnico strumentali.

Ad ulteriore stimolo e per ulteriori spunti di riflessioni, l’Ing. di Castri ha chiarito la vera natura di un’analisi dei costi e dei benefici, anche con riferimenti storici e con qualche rammarico finale.

ING. GIANLUCA DI CASTRI - Non si deve confondere l'analisi dei costi e dei benefici con un piano d'affari. Il piano d'affari riguarda un progetto imprenditoriale, il cui scopo è produrre beni o servizi destinati alla vendita: si devono confrontare costi noti con ricavi attesi, considerando i relativi rischi e variazioni, mentre non dovrebbero essere presi in considerazione altri elementi. In realtà non sempre è così, talora l'imprenditore si attende dal suo progetto anche dei benefici indiretti, non economici: aumentare la propria visibilità, prestigio personale o anche la semplice soddisfazione del successo.
Diverso è il caso di un'infrastruttura, un'opera pubblica che, quand’anche producesse beni e servizi destinati alla vendita, dovrebbe comunque avere uno scopo più ampio. In questo caso i costi sono, o per lo meno dovrebbero essere, noti, mentre i benefici sono in parte il risultato di decisioni politiche e non tecniche: l’identificazione dei costi e dei benefici va fatta con una visione più ampia, considerando costi e benefici reali e virtuali ed evitando di confonderli fra loro (è successo anche questo).
I benefici apportati da un’infrastruttura dipendono dallo scopo per cui essa viene costruita: la determinazione pertanto di quali siano i benefici da prendere in considerazione è un atto di discrezionalità del politico che ha preso o deve prendere la decisione, non del tecnico che esegue l’analisi.
Per maggior chiarezza, facciamo qualche esempio:

  1. La costruzione delle piramidi: in termini imprenditoriali abbiamo costi noti e benefici zero. In realtà il beneficio che i promotori dell'opera volevano era la trasformazione di una congerie di tribù più o meno legate fra loro in una nazione, e ci riuscirono visto che crearono un impero che, sia pur con alterne vicende, durò circa tremila anni; un ulteriore beneficio, non previsto né prevedibile, fu la nascita di una civiltà che viene studiata ed in parte ci influenza ancora oggi, a distanza di oltre cinque millenni. Se lo scopo fosse stato solo la sepoltura del Faraone, sarebbe stato sufficiente scavare una fossa.
  2. Le grandi chiese del rinascimento e molte altre opere monumentali furono costruite sottovalutando deliberatamente i costi (il più documentato è il caso di St. Paul Cathedral in Londra), se fosse stata fatta un'analisi dei costi basata sui criteri sopra citati l'opera non sarebbe stata mai realizzata, ed oggi l'umanità sarebbe più povera. Ma anche prescindendo da quest’ultima considerazione, comunque i promotori dell'opera si proponevano benefici non economici.
  3. I benefici attesi dalle grandi costruzioni ferroviarie del XIX secolo ed in parte del XX secolo non erano certo da ricercare esclusivamente nel ricavo della vendita dei biglietti o dei noli per il trasporto delle merci: uno degli scopi cui veniva dato un grande peso era il trasporto celere delle truppe in caso di necessità.
  4. Venendo a tempi più recenti, tutte le grandi manifestazioni (expo, olimpiadi, giubileo, etc.) sono passive se ai costi noti si paragonano le vendite dei biglietti, il vero beneficio è l'indotto; lo stesso per l'ampliamento di una strada statale, non si paga pedaggio dunque beneficio zero, mentre il vero beneficio è indiretto e consiste nel miglioramento delle comunicazioni e dunque nel tenore di vita e del PIL nelle aree servite.
  5. Il ponte sullo stretto di Messina, collegato con il sistema ad alta velocità da Salerno a Reggio Calabria, avrebbe dovuto avere lo scopo di “accorciare” l’Italia e di permettere lo sviluppo economico delle aree interessate. Se ci limitiamo a considerarlo come un sostituto del traghetto e facciamo l’analisi dei costi e benefici su questa ipotesi l’iniziativa non può stare in piedi (simili considerazioni valgono, ad esempio, per l’Eurotunnel).

Un’ultima considerazione riguarda le fasi del progetto: ogni progetto attraversa prima una fase stocastica, denominata pianificazione, in cui si valutano, appunto, i costi ed i benefici e poi una fase deterministica, correttamente denominata attuazione (anche se oggi è di moda il termine “implementazione” importando una parola inglese ed italianizzandola, chissà perché) in cui si realizza il progetto stesso. Qualora si verifichi che, dopo aver iniziato a realizzare il progetto, si torni a fare attività di pianificazione, c’è qualcosa che non va.

Di notevole pregio e molto apprezzato è stato l’intervento della Dott.ssa Broggini Moretto: una ricostruzione del significato originale dell’ACB e delle deviazioni che purtroppo oggi caratterizzano l’approccio alla progettualità in generale, un richiamo al valore che l’analisi costi/benefici ha nelle decisioni, considerato il suo legame con valutazioni probabilistiche (i “Metodi Quantitativi” che così profondamente la caratterizzano) e quindi assolutamente da ricollocare e ricondurre ad un ambito in cui Obiettivi e Contesto sono definiti, chiari e parte integrante del problema.

Forte anche il richiamo alle origini del pensiero scientifico di AICE, nel ricordo degli insegnamenti dei professori Brambilla e Pojaga al quale col cuore personalmente mi associo in tutto e per tutto.

DOTT.SSA MARIATERESA BROGGINI MORETTO - La commemorazione dei 40 anni dell’associazione ci riporta necessariamente a ricordare i suoi fondatori che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente e, con orgoglio, di lavorare con loro, usufruendo dei loro insegnamenti:
-
il prof. Francesco Brambilla, che con la sua genialità affidava al metodo statistico ogni risposta;
-
l’ing. Luigi Pojaga, che affidava ogni soluzione al pragmatismo della Ricerca Operativa.
Entrambi hanno affrontato e contribuito in modo rigoroso, anche se diverso, all’Analisi Costi Benefici.
Con l’approccio probabilistico del Prof. Brambilla l’Analisi Costi Benefici non è altro che l’applicazione di un modello di analisi multivariata in grado di considerare le molteplici variabili che il contesto pone in gioco. Usando un metodo, tutto sommato semplice, come quello delle componenti principali è possibile costruire la funzione che sintetizza la correlazione fra le variabili più significative che caratterizzano il contesto considerato.
Ovviamente, va da sé che, essendo un modello probabilistico, non può che essere una chiave di lettura, un modello interpretativo mutabile, che cambia al variare dei coefficienti della funzione.
Se poi si considera che molte delle variabili in gioco non sono quantitative, ma variabili qualitative, risulta evidente che il risultato è condizionato dal “peso” attribuito ad ogni singola variabile e che tali valori sono convenzionali in quanto risultanti dall’ espressione di probabilità soggettive.
Tutto ciò non significa che siano modelli inadeguati o inutili, tanto più che vengono utilizzati in molte occasioni, basti pensare ai modelli ormai di uso consolidato come quelli utilizzati per la VIA (Valutazione di Impatto Ambientale), l’importante è conoscerne la portata e farne un uso corretto nella consapevolezza che il valore attribuito da un ambientalista ad un uccellino sarà senza dubbio diverso da quello che gli attribuisce una persona con diverso ruolo.
Tutto questo per ricordare che l’Analisi Costi Benefici non può esprimere valori certi e determinati, perché essendo un modello probabilistico come tale deve essere usato e quindi richiede di essere maneggiato con cura e spiegato da chi ha la base di conoscenza scientifica necessaria per interpretarlo.
Ad analoga conclusione di rigore si arriva anche utilizzando l’approccio deterministico della Ricerca Operativa attraverso la programmazione lineare, tanto cara all’ing. Pojaga.
Per prima cosa bisogna definire la Funzione Obiettivo e costruire il sistema delle funzioni da considerare. Occorre quindi dare risposte precise ad una serie di domande: qual è l’obiettivo? quali risultati si desidera ottenere? In quale contesto si deve operare? quali sono i vincoli da rispettare? ecc.
Tutte domande che devono ricevere una risposta in fase decisionale e che non possono essere cambiate a piacimento senza considerare le ripercussioni che hanno sull’intero sistema e sulla stessa Funzione Obiettivo che il modello si propone di massimizzare.
Nello specifico la Funzione Obiettivo deve proporsi di massimizzare i “benefici” declinati secondo le funzioni considerate nel rispetto del vincolo dei “costi” individuati.
Appare evidente che se si semplifica il modello e lo si riduce alla sola considerazione dei valori economici, espressi in termini di costi e di ricavi, dell’opera da realizzare non si sta eseguendo nessuna Analisi Costi e Benefici, ma si sta semplicemente redigendo il piano economico.
In quanto associata AICE della prima ora, mi piace in questa ricorrenza ricordare i miei due maestri soci fondatori, ma non solo per la conoscenza metodologica che mi hanno trasferito, ma soprattutto per il loro insegnamento di vita quanto mai attuale.
Ricordo la forza con la quale ci mettevano in guardia sull’uso appropriato degli strumenti e di come questo richiedesse l’uso di un linguaggio scientifico che, in quanto tale, non può appartenere a chiunque.
Raccomandavano e pretendevano la “pulizia” del linguaggio con l’uso corretto dei termini scientifici perché unica difesa nei confronti di tutti coloro che sentenziano “verità” non conosciute.
Oggi, purtroppo, assistiamo quotidianamente all’abbandono del rigore scientifico e la ricerca spasmodica del consenso porta a preferire semplificazioni continue che conducono a conclusioni frettolose senza contenuto scientifico basate su un linguaggio evocativo, ma condivise dai più perché facili da comprendere e, in quanto tali, assumono la forza di verità.
Nei 40 anni trascorsi l’associazione è cambiata ed è andata assumendo un ruolo più ampio di quello iniziale e direi più “democratico” uscendo dall’ambito ristretto dei Metodi Quantitativi in cui era stata collocata inizialmente, ma questo non le impedisce di essere autorevole e di pretendere che il rigore scientifico sia sempre il driver da perseguire in tutti gli ambiti affrontati.
Nello specifico dell’Analisi Costi e Benefici, ritengo che AICE abbia le competenze e l’autorevolezza necessaria per denunciare con forza gli errori di chi parla senza conoscere.

Un riferimento ai meccanismi del Valore che caratterizzano il sistema sanitario nazionale è offerto dall’Ing. Fiorelli (Vicepresidente AICE), il quale ha voluto connotare il significato di costo e beneficio in contesti complessi e non necessariamente legato alla realizzazione di un’opera di costruzioni. Siamo nell’ambito del Cicli di Vita di un servizio (come quello sanitario) dove il concetto di Valore trascende i tecnicismi dell’economia e si colloca ad un livello decisamente superiore.

ING. MARIO FIORELLI - Il flusso di “Generazione del Valore” del sistema sanitario nel suo complesso presenta delle specificità che lo caratterizzano in termini di complessità intrinseca:
I Fattori Produttivi (o Input) in ingresso al flusso di generazione del valore sono rappresentati dalle diverse tipologie di “Risorse” (umane, materiali, tecnologiche, economiche, finanziarie, informative…) necessarie per poter erogare attività lavorative con l’ausilio di macchinari, attrezzature, impianti.
Il Processo Produttivo consiste nel combinare tra loro i diversi fattori produttivi in ingresso in modo predeterminato e organizzato allo scopo di erogare Prestazioni e Servizi sanitari quali Output del processo stesso.
Prestazioni e Servizi sanitari sono orientati a generare il miglior Stato di Salute quale Scopo/Impatto finale auspicato (Outcome) dell’intero sistema sanitario in termini di positiva ricaduta sulla popolazione.
In termini di valutazione delle prestazioni complessive del sistema sanitario se si vuole mettere in relazione l’ Output con l’Input risultano efficaci tecniche di valutazione Costi-Ricavi largamente diffuse e di relativamente semplice applicazione; nel caso di voler mettere in relazione l’Outcome con l’Input ha senso ricorrere a tecniche di valutazione Costi-Benefici che risultano decisamente più complesse perché presuppongono una chiara definizione, da parte dello stakeholder politico, di due dimensioni dell’Outcome: l’ampiezza (quanto e quale stato di salute generare) e l’estensione temporale (tempo necessario per ottenere la positiva ricaduta sulla popolazione).
Per entrambe le dimensioni è necessaria una “visione” di lungo periodo che, di conseguenza, comporta un “patto realizzativo” di lungo periodo e ciò, come facilmente intuibile, rende il tutto molto complesso.

Oltre ai puri tecnicismi, va anche il richiamo di dell’Ing. Minelle (socio fondatore di AICE) che richiama ad una valutazione più estesa dei benefici, non solo riferiti ad una organizzazione, ma anche a tutte le parti interessate (stakeholder). Il tutto, ovviamente, misurabile sulla base di indicatori predefiniti.

PROF. FEDERICO MINELLE - Cari colleghi, partecipo volentieri alle riflessioni emerse nel corso dell’evento AICE: “Te la do io l’analisi/costi benefici!” e condivido sostanzialmente tutto quanto già emerso.
Permettetemi, prima di proseguire con le mie considerazioni metodologiche, di esprimere la mia personale emozione e professionale orgoglio nel partecipare ad un evento che vuole celebrare i 40 anni di AICE e che, allora molto più giovane, ho contribuito a fondare. Complimenti a chi ha brillantemente proseguito l’opera associativa! Vi porto anche il saluto dell’amico e collega dott. Sinicorni, anch’egli fondatore e primo presidente, ora impegnato nelle sue tenute vinicole in Maremma, e porgo un reverente e grato ricordo al compianto prof. Poiaga che, a suo tempo, capì subito l’importanza di questa professione e ci incoraggiò, partecipando fattivamente alla nascita e sviluppo della Associazione.
Tornando al tema del dibattito, aggiungo alcuni elementi maturati nel corso di questi famosi 40 anni, nei quali mi sono impegnato, specie negli ultimi 20, per il “monitoraggio” dei progetti della Pubblica Amministrazione, rivolti particolarmente alla reingegnerizzazione dei processi di servizio per cittadini ed imprese, con l’utilizzo abilitante delle tecnologie ICT.
Un lungo cammino, partito cercando di applicare e spiegare ai capi-progetto delle aziende impiantistiche il significato della analisi del cash flow previsto per un investimento e della relativa valutazione, sulla base dei conseguenti indicatori (PBP, NPV, IRR, ecc.). Parlo degli anni ’80…
Oramai, specie nel settore pubblico (che è l’unico possibile grande investitore, direttamente o attraverso varie forme di agevolazione), l’ACB non si può basare solo su fattori economico/finanziari: gli investimenti (ed in particolare quelli sulle infrastrutture) sono rivolti a generare benefici “sociali” per vaste categorie dj stakeholder e non solo per il Committente!
Come mi sono permesso di segnalare nel mio commento alla ABC recentemente effettuata sulla TAV (v. http://www.forumpa.it/riforma-pa/tav-costi-benefici-ecco-unanalisi-metodologica-in-ottica-di-project-management-pubblico), la struttura multi-obiettivo di tali investimenti, anche se non tutti così controversi, necessita della definizione di un insieme strutturato/categorizzato di KPI (Key Performance Indicators): approccio applicato da anni certamente nelle Imprese più evolute dove il classico Controllo di Gestione basato sulla contabilità industriale ed analitica ha da tempo mostrato i suoi limiti per supportare la funzione di governance sulle operations aziendali.
A maggior ragione questo vale nei progetti: è importante definire un set di indicatori (anche se proxy), attinenti il contesto e gli interessi delle famiglie di stakeholder e da loro “comprensibili” e motivanti. Alcuni casi si possono trovare in progetti ICT significativi per la PA Italiana , che risultano ancora più efficaci se la matrice di controllo è focalizzata (per riga) sulle diverse famiglie di stakeholder.
Ovviamente di questi KPI vanno stabiliti e comunicati in modo assolutamente trasparente i valori attesi (ex-ante), presunti (in-itinere), effettivi (ex-post): non solo nella durata del progetto, ma su tutta la vita utile del risultato prodotto dal progetto (product life cycle), magari non solo per un primo periodo, ma su tutti gli anni, anche gli ormai fatidici 50-80 anni di durata di un ponte moderno…

Anche l’Ing. Morelli pone l’accento sugli aspetti legati al contesto.

Gli strumenti tecnici ed una chiara definizione metodologica della questione non rappresenta un problema: esiste, si perfeziona continuamente (anche con l’ausilio di sempre nuove piattaforme software) ed è anche normata. Esistono da tempo (e sono insegnamenti in vari corsi universitari e post-universitari) modelli di valutazione dei progetti industriali che spiegano esattamente in cosa consiste la valutazione tecnica di un investimento.

Purtroppo, le turbolenze al contorno ed una certa discontinuità nelle linee decisionali gravano notevolmente sull’efficacia di tali strumenti, confermando che non si tratta di un problema di strumenti ma di carenze nel presidio del Ciclo di Vita di qualsiasi opera da parte del decisore.

ING. ROCCO MORELLI - Intervengo nel dibattito in atto in merito ai processi disponibili di ingegneria economia e all’eventuale opportunità di segnalare alle istituzioni azioni cogenti riguardanti per es. l’assenza di pianificazione di lungo periodo, specie nel campo di progetti infrastrutturali, ma anche evidenti carenze in fase di gestione esercizio e manutenzione, nonché dismissione e rimpiazzo delle stesse infrastrutture. Eclatanti o drammatici avvenimenti recenti ne hanno purtroppo sottolineato l’attualità e la problematicità.
E’ stato rimarcato che le tecniche, le metodologie e i processi per ogni fase sono ben noti, validati e conosciuti (è stato citato ad es. il Manuale UNIDO per INDUSTRIAL FEASIBILITY STUDIES ed altri di business planning); essi permettono di definire un progetto, il suo contesto e gli obiettivi, come pure fare ranking multivariato e definire le priorità dei progetti, anche nel settore dell’energia, delle reti di comunicazione e trasporto, dell’ambiente.
Ciò che manca è la stabilità e continuità di indirizzo, non solo politico e di orientamento (per es. etico-sociale), ma anche regolamentare, normativo, burocratico-amministrativo, che pur se raggiunti a poco varrebbero senza la riappropriazione di una vera politica economica e fiscale (Morelli ha ricordato che gestione in pareggio implica decrescita reale per effetti inflattivi), nonché riappropriazione di una politica industriale, da esercitare in un contesto di valori chiari e definiti che appartengano alla cultura, alla tradizione e ai principi normativi di base a cui essi si ispirano secondo il dettato costituzionale.
In pratica un ri-orientamento dell’agire al generale perseguimento del bene comune dell’intera collettività nazionale, piuttosto che alla singolare massimizzazione del profitto dello specifico business, che per quanto importante ha più ristretti limiti d’azione e d’influenza, comunque vanificabili alla prima opportunità di delocalizzazione. In definitiva l’AICE può ben contribuire a promuovere nel Paese la capacità in sede istituzionale di trasformare con efficienza ed efficacia le idee in progetti, i progetti in contratti e i contratti in opere.

Infine, Aquilio Todini ci riporta all’etimologia della parola “economia”. Citando illustri personaggi della storia del pensiero umano, ci conduce su una riflessione su quanto spesso irrazionali sino le scelte operate da una politica distratta che non considera il valore scientifico dei metodi dell’Ingegneria Economica e, soprattutto, dei principi su cui si fonda tale scientificità.

AQUILIO TODINI - Mi complimento con il Presidente ed il Direttivo per aver scelto un simile tema con cui "onorare" i 40anni dalla fondazione di AICE. Salita alle cronache politiche per le note vicende, da sempre l’Analisi costi-benefici traccia i processi attraverso i quali “manipolare” risorse da cui creare valore oggettivo e soggettivo lungo l’intero ciclo-di-vita di un prodotto: non solamente ora, la produttività si pone come fattore critico di successo, visto che si colloca alla base della nostra civiltà e coinvolge tutte le discipline professionali; nemmeno si applica alle sole opere infrastrutturali, seppure sia stata la TAV Torino-Lione a darne rilievo mediatico.
I benefici non sono altro che prestazioni di un bene o servizio da cui trarne efficacia diretta, individuale o collettiva, oppure utilità da vendere per conseguire ricavi in attività d'impresa. Ciò che conta è minimizzare l’impiego delle risorse in rapporto alle performance prestazionali, andando a distinguere le quantità passive (risorse impiegate) da quelle attive (valore ottenuto); e nel contempo a differenziarle sia su base oggettiva, valutabile e misurabile in maniera scientifica e perciò inconfutabile, sia sul piano soggettivo lasciato alle considerazioni dei singoli o di comunità di vario genere ed ispirazione. Pertanto, diviene essenziale per gli addetti ai lavori aprire una finestra di dialogo con i Cittadini, affinché i “tirocini sociali” non vadano a stravolgere le fondamenta scientifiche di una produttività intesa come protostorico «rapporto fra quantità di produzione e quantità di uno o più fattori impiegati» (treccani.it).
Non si trascuri la speculazione politica e quindi l’esigenza di dotare le Comunità di minimi strumenti di analisi, dal momento che il Citizen Empowerment viene sempre più sollecitato e promosso. In tal senso invito AICE a tutelare la dottrina sviluppando ulteriormente l’argomento perché la soggettività politica, non solo in questo caso, tende a stravolgere le basi scientifiche di una oggettività che stenta ad emergere, a tal punto da alimentare quella crisi di civiltà che via via si riscontra nel ricambio generazionale (per inciso, se il ciclo-di-vita del Ponte Morandi fosse stato misurato in risorse tecniche e non solo finanziarie, forse si sarebbe risparmiata una simile tragedia). Mi auguro quindi che in occasione della Giornata AICE (che sarà organizzata il prossimo 22 Novembre a Milano), il tema possa trovare spazio per tornare a spiegare le potenzialità dell’economia, seppure oggi non sia evoluta rispetto ad un ordinario «uso razionale del denaro e di qualsiasi mezzo limitato, che mira a ottenere il massimo vantaggio a parità di dispendio o lo stesso risultato col minimo dispendio» (treccani.it).
L’AICE dovrebbe avvicinare i giovani Cittadini di uno Stato altamente indebitato, distratto e sprecone, per rammentare il significato etimologico di economia (di οἶκος «dimora» e -νομία «-nomia», propriamente «amministrazione della casa») e più che mai rinverdire «l'attitudine a conseguire un risultato superiore ai mezzi impiegati» recuperando quei sacri principi che già Senofonte (431-354 a.C.) ci trasferisce riportando gli insegnamenti di Socrate [da Economico, III.1] «E allora, Critobulo» fece Socrate «se, partendo dalle abitazioni, ti mostrassi che alcuni le costruiscono con molto denaro ma inservibili, e altri invece con molto meno, ma dotate di tutto quanto si deve, non ti sembrerà che io ti mostri uno dei compiti dell’amministrazione domestica?» e dunque, ai primordi di questo terzo millennio, la sfida di un domani proteso a maggiore innovazione? Alla ViverNomia? Alla macro-micro Economia di Urbe e Civitas? Ad una Nuova Ingegneria Economica?

Quindi, un fatto è certo: non è possibile analizzare il Valore di una qualsiasi opera (soprattutto un’infrastruttura importante come la TAV o altre che hanno grande rilevanza politica, sociale, economica ed internazionale) come se fosse un sistema isolato. Il tutto deve essere valutato nella sua integrità, definendo in modo appropriato il Dominio e come questo viene influenzato da altre scelte e scenari che ne derivano. Queste costituiscono elementi imprescindibili dell’indagine e quindi devono essere predefiniti dal decisore e stabili.

Mi permetto di precisare una semplice questione di terminologia spicciola, nella convinzione che il Linguaggio non sia solo un veicolo per esprimere un’idea ma rappresenti esso stesso il Contenuto:

  1. Fare un preventivo, valutare i costi di realizzazione (incluso l’eventuale lucro cessante) ed i benefici (inclusi gli eventuali costi cessanti), avere a disposizione gli strumenti adatti per monitorare e controllare l’esecuzione è un esercizio tecnico di Ingegneria dei Costi (Cost Engineering)
  2. Se a ciò, aggiungiamo gli strumenti per affrontare la materia in modo ampio, studiare gli ambiti ed i domini, valutare la loro consistenza e completezza, contestualizzare ed integrare tutti gli elementi nell’ambito di un Ciclo di Vita ci troviamo nel campo della disciplina dell'Ingegneria Economica che studia proprio le correlazioni tra fenomeni tecnici e manifestazioni economiche
  3. Se aggiungiamo ancora la capacità di gestire mediante processi strutturati tutti gli snodi che appartengono al ciclo di vita di qualsiasi opera, parliamo di Total Cost Management (perché è management).

Concludendo, alla base di tutto c’è il concetto molto ampio di Valore.

Ma soprattutto ci sono le Competenze per riconoscerlo, misurarlo, controllarlo e renderlo praticabile e attuabile. Davvero non è dato di sapere se esistono dei “professionisti” dell’Analisi Costi/Benefici ma sicuramente sappiamo che è molto forte l'esigenza di mettere in gioco Competenze ampie e diversificate, in grado di fare da ponte e tradurre il linguaggio del fare nel linguaggio del Valore (e viceversa).

Ripensando a quanto è stato detto durante queste serate, in questi anni di mio impegno in AICE, ripercorrendo con la memoria e con le emozioni quarant’anni di storia dell’Associazione Italiana di Ingegneria Economica, credo si possa anche affermare che la stessa identità di AICE sia fortemente connessa con un sistema di Valori che consentono di connotare chiaramente in cosa consista il Valore di un Progetto.

Di fatto, abbiamo sempre lavorato per identificare, misurare e controllare il Valore di un’opera, la cui definizione ed il cui significato profondo sta ovviamente nel sistema di Valori cui una società evoluta si possa ispirare.

Questo in sintesi rappresenta la ragione d’essere di AICE, i suoi stessi Valori e le sue stesse Competenze.

I prossimi appuntamenti

Corsi di formazione 2019-2020

06-12-2019

AICE propone l’edizione 2019-2020 del catalogo formativo in Total Cost Management (scarica la scheda informativa). Il catalogo è composto da corsi...

Read more

Certificazione: date della Commissione d'Esame

10-01-2020

10 gennaio 2020 La commissione d'esame si riunisce periodicamente (circa due volte all'anno) per procedere con i nuovi esami ed i rinnovi...

Read more

Abbiamo 72 visitatori e nessun utente online