Premessa

E’ stato svolto a Roma, il 6 Dicembre 2017, con grande affluenza di pubblico e con grande interesse istituzionale – vista anche la presenza del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio On.le Ferri – un convegno sul tema "IL NUOVO SISTEMA DEGLI APPALTI PUBBLICI: REGOLE, PROCESSI E TECNOLOGIE”, organizzato dall’Associazione Ambiente e Società, dall’Associazione Italiana Digital Revolution e dall’Adiconsum; evento che era stato peraltro segnalato sin dal 30/11/2017,  anche sul sito web dell’AICE.

La partecipazione diretta a tale evento con una relazione introduttiva e la presa d’atto delle diverse posizioni emerse nel corso dei lavori,  consente di formulare alcune considerazioni riepilogative che qui di seguito vengono messe a disposizione degli associati e simpatizzanti dell’AICE. Esse sono al tempo stesso il risultato di un preliminare e soggettivo esame della nuova situazione attuale ed una “provocazione” per tutti gli interessati a contribuire ad una più approfondita ed oggettiva analisi. 

Gli aspetti etici e il contesto storico, sociale, politico

Il problema degli appalti pubblici, prima ancora di essere un problema amministrativo dello Stato è uno snodo etico per tutto il Paese: apparato politico-burocratico, cittadini, imprese, istituzioni. A partire da “tangentopoli” e sino ai nostri giorni abbiamo avuto sotto gli occhi costantemente la corruzione e le complicità generate dagli appalti pubblici - spesso ordite con la scusa di alimentare il sistema politico - di cui ci hanno parlato e continuano a parlarci le cronache quotidiane; talvolta usate come strumento per battaglie politiche che hanno finito per screditare e sconquassare il Paese.

La normalizzazione etico-sociale dell’Italia nei confronti del resto dell’Europa e del Mondo globalizzato che ci osserva, passa attraverso il superamento di questo snodo etico. La possibilità di superare questo snodo è nelle mani di noi tutti, nessuno escluso, essendo tutti chiamati ad un cambiamento di mentalità e di atteggiamenti.  Per favorire il cambiamento  appare opportuno portare il focus e “moralizzare” non solo la fase concorsuale incentrata sulla “gara”, ma anche, e forse in maniera non trascurabile, le fasi programmatica, gestionale, realizzativa e di controllo delle opere o servizi appaltati.

Particolarmente in un mondo globalizzato affetto da crisi strutturali, la velocità di preparazione, emissione, aggiudicazione e realizzazione di appalti pubblici è strettamente connessa al lavoro, all’occupazione, alla ripresa dell’economia, alle aspettative di crescita della società Italiana in affanno. Più veloce è il processo, più alto sarà il PIL atteso; sebbene questo appaia spesso un aspetto trascurato. Purtroppo, occorre ricordare che il nuovo Codice degli Appalti ha incontrato difficoltà a decollare, tant’è vero che è stato necessario un pesante decreto “correttivo” e ciò non ha giovato alla crescita.

Gli Organismi Pubblici Centralizzati con funzioni appaltanti (per es. Consip e similia, Enti Regionali, Comunali, Locali) non sembrano possano rappresentare un’esemplare storia di successo, viste le sentenze, le indagini, i processi e le polemiche che hanno generato. 

Da più parti si domanda se lo Stato e suoi Organismi possano legittimamente delegare a Terzi (in toto o in parte, per es. attraverso outsourcing o consulenze) la funzione Appaltante o se ciò possa far sorgere profili d’illegittimità. Per quanto concerne  il settore privato, interessato alla fase esecutiva, sembra potersi dire che esso tende ad “infilarsi” a monte nella fase preparatoria di gara, magari per consulenza alle Istituzioni o Stazioni Appaltanti, o magari attraverso le operazioni di outsourcing da parte di esse.

Occorre ricordare che abbiamo assistito ad una modifica della materia per il recepimento delle Direttive Comunitarie; modifica che ha puntato alla realizzazione di due obiettivi principali : la centralizzazione delle committenze e la digitalizzazione delle procedure di appalto; ma per le ragioni che si esporranno di seguito non sembra si possa ancora dire che tali obiettivi siano stati pienamente raggiunti, anche per le difficoltà pratiche emerse in corso di attuazione.

La complessità dell’impianto normativo

Il preambolo e l’Art. 1 del testo integrato  del nuovo Codice dei Contratti Pubblici mette in evidenza che si tratta di un riassetto per il recepimento di direttive dell’Unione Europea.

La sequenza cronologica temporale per passare dalle direttive al nuovo assetto, oggi in atto, ha richiesto oltre quattro anni di tempo ed  è riportata nello schema di Figura N° 1, che ne mostra il travaglio.

La complessità del sistema normativo, introdotto dal Dlgs. 50/2016 e successivo decreto correttivo 56/2017, emerge anche ad un semplice sguardo del numero dei  Soggetti Istituzionali Interagenti  e degli strumenti di pianificazione cui si fa riferimento.

I fondamentali “Soggetti Istituzionali Interagenti”  si possono così riepilogare:

Unione Europea  : che attraverso le proprie direttive traguarda al Trattato di Funzionamento dell’Unione, alla centralizzazione della committenza, alle nuove tecnologie informatiche disponibili, anche tenuto conto del Piano d'Azione delle Condizionalità ex-ante “Appalti pubblici”, allegato all'Accordo di partenariato italiano 2014 – 2020 in ragione della centralità che il settore degli appalti pubblici riveste nel contesto dei fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE).

Governo : che ha istituito al riguardo una propria “Cabina di Regia” che ha in particolare, il compito di:

  • effettuare la ricognizione sullo stato di attuazione del codice ai vari livelli istituzionali e sulle difficoltà riscontrate dalle stazioni appaltanti nella fase di applicazione, anche al fine di proporre eventuali soluzioni correttive e di miglioramento;
  • esaminare eventuali proposte di modifiche normative nella materia disciplinata dal codice al fine di valutarne l'impatto sulla legislazione vigente, garantire omogeneità e certezza giuridica;
  • promuovere la diffusione dell'utilizzo degli strumenti informatici e della digitalizzazione delle fasi del processo di acquisto;
  • segnalare eventuali specifiche violazioni o problemi sistemici all'ANAC;
  • presentare le relazioni di controllo previste dalla normativa europea.

Ministero Infrastrutture e Trasporti (e  Struttura Tecnica di Missione) : che s’incentra su attività di pianificazione e di supporto verso gli altri soggetti istituzionali e verso le stazioni appaltanti, secondo quanto previsto nell’Art. 214.

Altri Ministeri  ed istituzioni quali ad esempio :

  • MEF che è coinvolto per gli aspetti economici e finanziari che impattano sugli aspetti di bilancio e previsionali
  • Ministero degli Interni : che agisce anche attraverso un Comitato di Coordinamento
  • CIPE
  • Regioni
  • Province Autonome
  • Città Metropolitane
  • Altri enti Competenti
  • Consiglio Superiore Lavori Pubblici , che si conferma in materia nella sua indipendenza (vedi Art. 215) come massimo organo tecnico consultivo dello Stato;
  • CONSIP SpA

L’ANAC, (vedi Art. 211) rimane indiscussa protagonista della nuova norma, alla quale vengono attribuiti poteri su tutto il sistema di affidamento dei contratti pubblici con il chiaro intento di contrastare il più efficacemente possibile i fenomeni corruttivi. Su di essa si obietta in sede giuridica che non si tratta solo di un’autorità di vigilanza poiché sono ad essa affidati anche poteri esecutivi.

Tra i più importanti  Strumenti di Pianificazione esplicitamente citati nel nuovo assetto normativo figurano:

  • Il Piano Generale dei Trasporti e Della Logistica
  • Il Documento Pluriennale di Pianificazione

Al di fuori del mondo istituzionale si ha l’impressione che la nuova legge, più che codificare la materia dei contratti pubblici, compia piuttosto un’opera di re-ingegnerizzazione statale per un interfacciamento con l’Unione Europea  e al tempo stesso colga l’occasione per finanziarizzare la materia dei pubblici contratti li dove possibile.

In questo contesto le norme che stabiliscono il riassetto dell’istituto della Concessione complicano ulteriormente il quadro assimilativo del nuovo sistema, specie agli occhi di operatori quali le piccole e medie imprese che costituiscono ormai il vero tessuto produttivo del Paese svantaggiato dal riassetto, e di cui ci si dovrebbe preoccupare di più, perché mentre le poche grandi imprese rimaste dopo la crisi si possono sempre dotare di poderosi uffici legali e contatti consulenziali che le riportano facilmente all’operatività nel nuovo assetto, le piccole e medie imprese - (per non parlare oramai delle microimprese!) -  sono quelle che più pagano uno scotto per effetto delle modifiche intervenute.

Infatti esse, talvolta, in maniera superficiale si rassicurano avendo compreso, per esempio, che è semplicemente scomparso il progetto preliminare, sostituito dal progetto di fattibilità tecnica ed economica, mentre l’art. 23 del nuovo Codice recita che “…la progettazione in materia di lavori pubblici si articola secondo tre livelli di successivi approfondimenti tecnici, in progetto di fattibilità tecnica ed economica, progetto definitivo e progetto esecutivo”.  Si giunge così ad assumere – in assenza  di precise specificazione dei contenuti - che il progetto definitivo ed il progetto esecutivo mantengano, in buona sostanza, le caratteristiche che la normativa pre-vigente aveva disposto, mentre il progetto di fattibilità tecnica ed economica di nuova introduzione incorpora quanto previsto dallo studio di fattibilità e dal progetto preliminare previsti dal D.P.R. 207/2010.

In taluni casi, poi, come ad esempio per l’introduzione del “dialogo competitivo” si evidenzia  da un lato l’applicabilità di questo peculiare metodo concorsuale a casi particolari, ma dall’altro - nelle definizioni di cui all’Art. 3.vvv) - si ritrova che qualsiasi operatore economico può chiedere di partecipare a tale procedura, smentendo quasi l’applicabilità del dialogo competitivo a casi ben specifici.

Senza voler qui esprimere un giudizio definitivo - che possono dare solo operatori e istituzioni coinvolte - ma piuttosto in termini cautelativi di critica più in generale, prima di poter dare per completato l’iter applicativo del riassetto normativo avvenuto, ci si chiede se non sarebbe stato meglio valutare più in profondità alcuni aspetti, quali ad esempio:

  • Le tempistiche e le difficoltà dovute all’introduzione di commissioni giudicatrici;
  • I limiti delle responsabilità delle stazioni appaltanti e quelle delle commissioni giudicatrici, specie nei casi in cui insorgano ricorsi e controversie che si risolvano a titolo oneroso per lo Stato;
  • I riflessi del riassetto su PMI in termini comparativi rispetto a possibili vantaggi che possano conseguire grandi gruppi industriali nazionali e internazionali;
  • I contesti in cui sia consentita la costituzione di società di progetto, anche pubbliche;
  • la finanziarizzazione del settore dei pubblici contratti, ivi incluse le possibilità di emissione di obbligazioni sul mercato da parte di società di progetto.

Certamente, la Cabina di Regia stabilita presso la Presidenza del Consiglio e l’ANAC  hanno e hanno avuto preminenza a tale riguardo, ma può essere sottovalutato il ruolo del Parlamento per un nuovo passaggio critico seppur, non immediato, attraverso quello che è stato correttamente definito “uno snodo etico” per l’Italia? Esso di sicuro è da affrontare e superare per il bene del Paese.  Certamente potrà esserci un percorso di miglioramento più o meno lungo da superare nella pratica di tutti i giorni, ma occorre assolutamente affrontarlo, perché è in gioco la credibilità dell’Italia.

Forse oggi è presto per dirlo, ma nessuno può escludere la  possibilità  che il nuovo assetto possa e debba essere ulteriormente migliorato. Pur senza addentrarsi in questa discussione – appena a valle di una complessa operazione normativa condotta, ogni ritocco può apparire ancora prematuro - attualmente occorre piuttosto porre l’accento su alcuni altri aspetti che appare importante siano ben compresi.

In particolare, se la centralizzazione delle informazioni e la digitalizzazione sono stati obiettivi del nuovo assetto e del recepimento delle direttive europee al riguardo, occorre sottolineare che comunque “semplificazione”, “qualità” e “trasparenza” del servizio possono  essere ritenute le parole chiave con cui il nuovo assetto andrebbe traguardato e analizzato.

Il ruolo chiave dell’ANAC

In linea con quanto sopra espresso si deve tener conto che, nel nuovo assetto, l’ANAC viene stabilita come la vera Authority di regolazione di tutto il settore. Infatti, all’ANAC  vengono riconosciuti espressamente:

  • la vigilanza e il controllo sui contratti pubblici;
  • l’attività di regolazione degli stessi,

 anche al fine di prevenire e contrastare illegalità e corruzione.

Tutto ciò si attua attraverso linee guida, bandi-tipo, capitolati-tipo, contratti-tipo ed altri strumenti rivolti a garantire la promozione dell’efficienza, della qualità dell’attività delle stazioni appaltanti, cui l’ANAC fornisce supporto anche facilitando lo scambio di informazioni, l’omogeneità dei procedimenti amministrativi e lo sviluppo delle migliori pratiche disponibili, anche in termini organizzativi di tecnologie, di regole specifiche.

Su questo occorre ragionare, senza dimenticare un ruolo attivo ed istituzionale del Parlamento; perché l’ANAC deve trasmettere alle Camere, immediatamente dopo la loro adozione, gli atti di regolazione e gli altri atti - di cui al precedente periodo di regolazione - ritenuti maggiormente rilevanti in termini di impatto sulle stazioni appaltanti, sugli operatori e sul Sistema-Paese.

In linea generale si tende a dire che il Governo abbia deciso di mantenere il sistema di qualificazione delle società di attestazione (Soa) disciplinandolo all’interno del nuovo articolo 84. L’attestazione rimane eseguita direttamente dalle stazioni appaltanti per appalti di modesto importo (150 mila euro  o anche, forse, 1 milione di euro), mentre sopra i 20 milioni di euro le stazioni appaltanti potranno chiedere una qualificazione rafforzata, integrando i requisiti base con elementi aggiuntivi a loro discrezione.

In ogni caso, è previsto un decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che sentita l’ANAC, individua nuove modalità di qualificazione.

Non va trascurata l’incisività del rating di impresa attestato da un’apposita certificazione rilasciata dall’ANAC (di cui al comma 10 dell’art. 83). A tale riguardo i requisiti di reputazione alla base del rating di impresa non potranno  evitare di tenere conto del rating di legalità rilevato dalla medesima ANAC in collaborazione con l’Autorità Antitrust. Inoltre, come sempre hanno fatto le stazioni appaltanti, salvo casi devianti, non si potrà evitare di tener conto, nella pratica, dei precedenti comportamenti dell’impresa, con riferimento, in particolare:

  • al rispetto dei tempi e dei costi nell’esecuzione dei contratti;
  • all’incidenza del contenzioso, sia in sede di partecipazione alle procedure di gara, sia in fase di esecuzione del contratto;
  • alla regolarità contributiva.

Di pari passo, occorre prevedere un sistema di qualificazione delle pubbliche amministrazioni modellato su quello degli operatori economici (articoli 37 e 38): in pratica, anche le stazioni appaltanti, come le imprese, dovranno quindi dimostrare di rispettare requisiti prefissati dall’ANAC, che redigerà un apposito elenco in cui saranno incluse anche le centrali di committenza.

E’ in questo contesto che è stata auspicata e ben accolta di recente una proposta in merito all’istituzione di un sistema premiante, come avanzata, per esempio, da parte di  Italian Digital Revolution.

Tutto ciò sollecita a una lettura positiva del nuovo assetto, che aldilà delle tecnicalità che possono essere sempre aggiustate, mira al recupero di un’immagine che purtroppo il Paese ha deteriorato nel corso del tempo e che ha bisogno di una evidente prova, tale da rimarcare una indiscutibile inversione di tendenza rispetto al passato e un segnale di riscatto avvenuto.

Figura 1 - Il processo di riforma del codice dei contratti pubblici in Italia: sequenza temporale
(fonte http://www.infodata.ilsole24ore.com/2017/12/05/agenda-digitale-italia-ancora-agli-ultimi-posti/)

 

Alcuni rilievi ulteriori

Il decreto D.Lgvo n. 56/2017, emesso con intenti correttivi, riporta oltre 130 articoli per risolvere in corsa le criticità riscontrate nei primi mesi di applicazione della riforma, che era stata avviata con il primo decreto N. 50 del 2016; specialmente per far ripartire i cantieri. A tale scopo il nuovo decreto ha introdotto misure per rendere più rapida l'assegnazione dei lavori fino a 2 milioni di euro. Con il metodo “antiturbativa” per evitare la formazione di cartelli tra imprese, il nuovo decreto, inoltre, fa salvi i progetti approvati prima dell'entrata in vigore del nuovo codice, con soluzioni semplificate per le manutenzioni. Sono previsti anche aiuti per le PMI, insieme a una stretta sui pagamenti della Pubblica Amministrazione e l'obbligo di usare specifici parametri per stabilire i compensi dei progettisti.

I  correttivi   al   Nuovo   Codice   dei   Contratti   Pubblici (questo è il nuovo nome ufficiale), sono stati resi operativi con il D. Lgs. n° 56/2017 dopo un lungo processo iterativo di aggiustamento in cui le modifiche sono state sollecitate dalle Stazioni appaltanti, dall’ANAC, dal Consiglio di Stato e dagli operatori economici. Affermati operatori ritengono tuttora che in presenza di tante e tali modifiche intervenute non ci si può certo aspettare che il processo di attuazione del Codice dei Contratti Pubblici possa dirsi ancora concluso.  Si constata, inoltre, che il giudizio complessivo non sembra ancora unanime. Infatti, alcuni valutano le modifiche  positive, altri no. Parliamo ad esempio della previsione dei costi standard e prezzi di riferimento, dell’innalzamento al 49%  della contribuzione pubblica e l’applicabilità della finanza di progetto ai contratti di partenariato, incluse le concessioni di servizi; parliamo della mancata considerazione del rapporto qualità prezzo  anche per i piccoli appalti. Vi è chi giudica positiva la ridefinizione del sistema di rating d’impresa, ma meno positiva la mancata eliminazione del rating di legalità. Vi è addirittura chi attraverso modifiche intervenute sul sistema delle concessioni teme per una graduale, ma inesorabile “espropriazione” dell’esercizio di sovranità nazionale nei confronti del territorio e delle risorse del nostro Paese.

Fino al mese di ottobre 2017 specialisti di settore affermavano che  l'e:procurement – obbligatorio secondo l’art. 58 - ancora “fa acqua”, per disomogeneità, problemi di comunicazione e linguaggi adottati nelle diverse  piattaforme, etc.;  e c’è chi si interroga se i sistemi e procedure di sicurezza forniscono effettivamente, in concreto, quei requisiti di riservatezza che la Legge impone, dato l’hakeraggio diffuso.

C'è poi l'introduzione di commissioni aggiudicatrici esterne (ci si chiede se, di fatto, in prospettiva, i loro componenti finiranno per essere determinati dalla "politica" aldilà degli appositi albi); e c’è ancora l'estensione a dismisura delle possibilità dei ricorsi da parte dei gareggianti, al punto che le stazioni appaltanti della PA si troveranno sempre esposte e sotto accusa, con le spalle al muro di fronte a risarcimenti richiesti da parte dei gareggianti. Ciò potrebbe portare lungaggini e addirittura all'immobilismo! E se dovesse accadere chi pagherà è facile immaginarlo!

Il buon senso dovrebbe far riconoscere che non si possono istituire le stazioni appaltanti nella pubblica amministrazione e poi privarle della loro responsabilità e completa autonomia nell’aggiudicazione demandandola ad apposite commissioni giudicatrici esterne.

Infine, il ricorso all'outsourcing generalizzato da parte della PA nel corso del processo di procurement espone ad aprire una via "underground" di fuga di “notizie riservate” ancora prima che la gara esca ufficialmente; per cui quando la gara poi esce i "giochi" sono già fatti e nessuno si accorge di niente.

Ma, non basta. L'outsourcing generalizzato abbassa il livello qualitativo, frena assunzioni idonee nel pubblico impiego e la necessaria formazione, ostacolando la creazione di un funzionariato pubblico efficiente, morigerato ed essenziale; strumento prezioso per ogni Stato che voglia essere degno di questo nome, specie in un’economia globalizzata dove la crisi è divenuta elemento strutturale.

Infine, in questa situazione (con Consip, enti regionali, enti provinciali e comunali, etc.) fino a giungere a 32.000 stazioni appaltanti, a che serve il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti? A fare solo la programmazione e il supporto? C’è chi è incline a pensare si tratti di “parva materia”!

Conclusioni

Le novità intervenute suscitano effettivamente esigenze di chiarimento e interrogativi. E’ stato perciò predisposto, con intenti collaborativi e non sminuitivi, un elenco di ulteriori domande nell’aspettativa di focalizzare l’attenzione generale su alcuni punti controversi e cercare così di contribuire, ove possibile, a chiarirne aspetti salienti. 

  1. A Normativa Europea recepita si può ragionevolmente assumere che Trasparenza, Pubblicità, Concorrenzialità, nel mondo dei Pubblici Contratti subirà un sostanziale miglioramento consentendo un miglior rating Italiano in un confronto Europeo?
  2. I Limiti e vincoli posti dal nuovo Codice alla “Responsabilità e Operatività delle Stazioni Appaltanti” (commissioni, ricorsi, centralizzazione, albi esterni, outsourcing, etc.), possono divenire concreti? Quali le responsabilità residuali delle stazioni appaltanti?
  3. Qual’è l’attuale stato della centralizzazione e digitalizzazione dell’e:procurement che erano primari obiettivi della modifica del precedente Codice ed essi favoriranno le PMI nostrane o le grandi imprese internazionali?
  4. Risulta veramente di minor pregio la Prequalificazione dei concorrenti basata su sistemi preesistenti (per es, Sistema SOA o anche EX ALBO NAZIONALE COSTRUTTORI)?
  5. Si può parlare di singolarità dell’istituto dell’Avvalimento e della sua ammissibilità come semplice cedimento di competenze a titolo oneroso da un soggetto all’altro? E in quale misura una simile procedura può ancora trovare spazio nel nuovo sistema visto che il totale degli avvalimenti non è computato tra i subappalti, che invece sono sottoposti ad un tetto massimo ?
  6. L’istituto dell’Avvalimento esteso a più soggetti ausiliari (per es. partite IVA) dell’impresa appaltante, non favorisce la precarizzazione del lavoro e non solo quello altamente professionale?
  7. I contenuti normativi e obbligatori dei tre diversi livelli di progettazione previsti : Progetto di fattibilità; Progetto definitivo; Progetto esecutivo; sono sufficientemente dettagliati? Quali sono le difficoltà di normare nel Codice in modo esaustivo e preciso ciò che deve contenere ogni tipologia di progetto?
  8. Nel precedente sistema il subappalto era soggetto non solo al vincolo max. del 15% del valore contrattuale, ma anche al vincolo max. del 30% della categoria prevalente. Innalzando nel nuovo assetto il primo vincolo al 30% ed eliminando il secondo non si riduce il requisito di qualificazione specialistica richiesto agli offerenti?
  9. Nella determinazione dell’offerta più conveniente sono state introdotte (nel ciclo di vita) anche le esternalità (cioè costi sociali). C’è dibattito su queste esternalità e sulla determinazione dei relativi costi sociali, perché spesso possono risultare aleatori secondo le diverse ipotesi adottate per il loro calcolo. Non si espongono in questo modo a ricorsi le stazioni appaltanti e le commissioni giudicatrici?
  10. Quali sono le responsabilità delle stazioni appaltanti allorquando le aggiudicazioni del contratto sono disposte dalle commissioni giudicatrici? E quali le responsabilità di quest’ultime (per es. in caso di ricorsi)?
  11. La costituzione di società di progetto, anche pubbliche, e particolarmente quelle previste per le concessioni, ove si consente il subentro all’aggiudicatario da parte di tali società, non meriterebbe maggiore vaglio e attenzione visto anche la facoltà di banche e fondazioni bancarie di farne parte con vincoli abbastanza labili in merito all’ingresso e uscita da tali società, che all’occorrenza possono anche emettere obbligazioni sul mercato?
  12. Quali sono i motivi per cui la materia complessa delle concessioni legata alle forti evoluzioni cui essa è soggetta è stata introdotta all’interno di un codice che tradizionalmente era orientato a disciplinare soltanto contratti d’appalto, di fornitura e di servizi?
  13. L’obbligo nel processo valutativo del progetto di tener conto della sostenibilità ambientale e l’obbligo di un dibattito pubblico con progetto in linea, prefigurano variazioni sul fronte di attuali procedure VIA/VAS, Conferenza dei servizi, etc., ancora da normare nel nuovo assetto . Non sarebbe opportuno un transitorio che mantenga l’attuale assetto fino a completamento e attuazione del nuovo?
  14. Possiamo dire responsabilmente che il Nuovo Codice dei Contratti ha subito un processo di perfezionamento e può entrare in fase applicativa senza problemi?

Ai colleghi dell’AICE,  dunque,  ” la parola” nell’aspettativa di una seria analisi delle varie problematiche segnalate e di un conseguente significativo contributo secondo la migliore tradizione che contraddistingue questa associazione.

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