Riceviamo per posta elettronica da Aquilio Todini delle riflessioni come "...conclusioni di una conversazione domenicale sui fatti di Genova".

La domanda (quella del titolo di questo articolo che è anche l'oggetto del messaggio di posta elettronica) è più che lecita: viviamo in un sistema culturale che premia il tutto e subito e perde così di vista la logica del "valore" (quello autentico, quello solido, quello utile, che ha bisogno di tempo, perchè nel tempo si manifesta veramente!).

Chi condivide l'interesse per i temi del Total Cost Management non potrà che trovare interessante questo contributo che pubblichiamo come "lettera aperta" ringraziando Aquilio per averci fatto partecipare alla sua "conversazione domenicale".

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Gentilissimi,

perdonate questa mia corrispondenza, ma non potevo che rivolgere a Voi le conclusioni di una conversazione domenicale sui fatti di Genova. Lo faccio non solo per i trascorsi che nel 2005 ci ha visto applicare il BLM (Building Life-cycle Management) al progetto di prodotto-opera “Ponte sullo Stretto di Messina” (Corridoio europeo Berlino-Palermo), quanto per il Vostro rappresentare l’AICE, una delle poche associazioni che si occupano di formazione certificando le competenze.

Neppure intendo entrare nel merito del tragico evento, dal momento che con il senno_di_poi tutti i dilemmi decisionali trovano indiscutibile soluzione; mentre vorrei soffermarmi sul mancato progresso del ruolo dell’Ingegneria civile.

L’incidente, proprio perché coinvolge un’opera simbolo, pone in evidenza la perdita di consapevolezza generazionale rispetto al fabbisogno di preparazioni essenziali. In particolare quelle con cui l’Ingegneria dei trasporti assicura il successo della logistica e dei processi produttivi, dell’offerta turistica e della domanda residenziale. In ispecie quasi svanisce la cognizione dell’importanza strategica di una soluzione progettata dall'Ing. Riccardo Morandi per affrontare più esigenze di mobilità (cittadina, regionale e nazionale), concependo una struttura dall’architettura talmente innovativa da caratterizzare su base epocale lo skyline della città di Genova. Gli stessi comportamenti che sono seguiti all’episodio generano una pessima sensazione e marcano un declino dell’autorità professionale, che va ben oltre il caso specifico ed indipendentemente dalla verità giudiziaria.

Temo infatti che non sia occasionale e limitata a questo manufatto la lunga serie di “negligenze incrementali” perpetrate per decenni nella mancata elaborazione di doverose politiche e nell’impiego delle risorse. E’ palese la difficoltà di far valere le ragioni tecnico-scientifiche nell’attuare un generale processo di adeguamento ai fabbisogni di mobilità di persone e merci, attraverso il potenziamento e/o conservazione e/o ricostruzione dei tanti sistemi infrastrutturali. Emblematiche sono la sofferta realizzazione della “Variante di Valico” della A1 tra Bologna e Firenze (1985-2015), ancor più la correlata all’evento “Gronda di Genova” (già Voltri-Rivarolo dagli anni 1980, mutata dal 2009 in Gronda_alta_bassa_ampia ancora in corso di progettazione), mentre sempre più trascurata è la A24 Roma - L’Aquila (Autostrada dei Parchi, e dei terremoti come spesso si stigmatizza).

Lo scopo di siffatta evidenza è quello di invitare ad aprire un dibattito interno all’AICE avente ad oggetto la cultura scientifica (sia tecnica che economica) applicata al fabbisogno di costruire, conservare e "rimpiazzare". La tempesta di pareri che continua a fare da corollario all’accaduto, denuncia la debolezza di una intera comunità scientifica che dovrebbe riproporsi come attore primario nel curare l’interesse generale similmente alla scienza medica (a cui sempre amo riferirmi). Il metodo deve tornare a prevalere sulle tante opinioni e la scienza delle costrizioni deve indurre la politica a ripresentarsi come arte_del_governare elaborando indirizzi anziché rincorrere il consenso: Perché serve contrastare tutte le irragionevoli logiche decisionali! (da quelle di natura corporativa alle lusinghe di bilancio, dagli interessi localistici alla massimizzazione del profitto).

Non ci si abitua mai ai tragici eventi che registra la cronaca quotidiana e sempre si patisce la replica dell’insopportabile contrasto tra il dolore per le vite spezzate e l’ipocrisia di chi poteva e non ha fatto quanto necessario. In questo caso si è andati ben oltre e ritengo di non essere il solo a rimanere sconvolto dell'indolente latitanza dei responsabili coinvolti: è stato come immaginare la direzione di un grande ospedale ignara dei parametri vitali del corpo umano. Si aggiunga che nessuno ha reagito per tutelare un’intera categoria professionale e tanto meno società come Autostrade e Spea hanno inteso difendere le competenze del proprio capitale umano.

Personalmente sospetto che il 14 agosto a Genova non sia collassato solo un ponte, ma la nostra tanto antica quanto nobile civiltà del dimensionare, costruire e conservare. Se civiltà è sinonimo di progresso in opposizione alla barbarie (Treccani.it), è pura ignavia il ritardo con cui è stato affrontato il crescente fabbisogno di trasporto su gomma e nel contempo pressoché inumano il disinteresse verso gli utenti (che oltretutto pagano il servizio), riservando loro una precaria conservazione, già sul piano puramente estetico. Nel tempo è mancata persino la valutazione degli effetti sulle contiguità in tema di sicurezza dei trasporti viari, che in questo caso riguardava addirittura prossimità sottostanti come industrie, strade e ferrovia da proteggere unitamente alle residenze da rimuovere, anche per liberarle dall’inquinamento acustico. Non ci sono né scusanti né attenuanti per chi e coloro che hanno lasciato far convergere tutta la domanda di mobilità su di una soluzione di per sé critica in quanto ardita ed all’epoca avveniristica: e proprio per tale ragione al centro dell'attenzione generale, oggetto di studio nei corsi universitari, curata dalla più qualificata comunità scientifica universitaria, ordini professionali, provveditorati, ministeri e quant’altro.

Per di più l’opera, di proprietà pubblica, era affidata ad una eccellenza come la Società Autostrade, vale a dire: alla prima concessionaria d’Italia che nasce nel 1950; alla più ricca di competenze, dotata di ampi mezzi finanziari; ad un team professionale avente accesso alle più evolute tecnologie e maggiori esperienze nella gestione dei flussi di traffico e correlati processi di costruzione, manutenzione e conservazione di sistemi autostradali ed opere civili di assoluto rilievo. Da quanto di apprende, è stata sicuramente una crudele bestialità maturare un ritardo di almeno dieci anni e non preoccuparsi di salvaguardare gli utenti dalle tante “concause” che sarebbero potute intervenire: Chi stimerebbe oncologi non angosciati del propagarsi delle metastasi e dall’incombente rischio di mortalità?                                                                                                                                               

In ogni modo la barbarie che più sconvolge un intero settore di appartenenza, è l’alto tasso di incertezza. Non trova giustificazione il completo disorientamento dell’universo scientifico, privo della capacità di definire i parametri a cui riferire decisioni da assumere nella gestione delle opere in c.a. e c.a.p.: come se ad esempio un'equipe medica non fosse in grado di monitorare i parametri vitali dei pazienti. Vero è che senza metodo e tecnologie dedicate/integrate, domina l’approssimazione e la medesima comunità si trincera dietro il deficit informativo: cosicché tarpata dal dilemma finisce asservita a volontà del tutto qualunquiste. Senza una comprovata diagnostica ci si ferma ad occuparsi del solo realizzare, dal momento che resta impossibile controllare i parametri vitali e stabilire quali interventi assicurare di volta in volta nel garantire il ciclo_di_vita_atteso. In tal senso, nel 2003 avevo promosso (e da tutti formalizzato e sottoscritto) un “accordo di collaborazione” tra Oracle, Autodesk, HC&R Primavera e CND (Controlli non distruttivi), nell’intento di dare vita ad una piattaforma metodo-tecnologica che rappresentasse un efficace supporto per il PLM (Product Life-cycle Management).

Ben individuato era l’obiettivo di qualificare l’Ingegneria civile introducendo le più efficaci logiche di studio e costante valutazione del ciclo_di_vita_di_prodotto: il BLM (Building Life-cycle Management), che oggi non va oltre il BIM (Building Information Modelling), doveva andare a costituire il naturale progresso di una millenaria tradizione che contraddistingue il contesto italico, dagli Etruschi e la Roma antica allo splendore rinascimentale: anche per tale ragione si scelse all’epoca di assegnare al progetto il nome Theodosi@nus (da Codex Theodosianus), volendo riferirsi ad una civiltà dell’edificare che trova origine nelle speciali scuole di architettura istituite dall’Imperatore Costantino tra il 334 ed il 344 d.C. 

Non hanno avuto fortuna le iniziative rivolte al fine_vita, non solo dei tanti ponti, viadotti e gallerie, nonostante l’ampio ed aperto dibattito intervenuto sin dal 1985/1996 in occasione dell’avvio della sofferta progettazione della richiamata Variante di Valico (poi realizzata dal 2004 al 2015). Da tempo ho rinunciato a sviluppare innovazione in tale campo di applicazione, tuttavia non immaginavo che l’inerzia generazionale avesse provocato uno stallo di questa dimensione, soprattutto in un contesto evoluto ed internazionale come quello della Società Autostrade per l'Italia.

Persiste dunque il problema dell’assenza di protocolli strutturati, da associare ad una attenta diagnostica completa di una vera e propria telemetria, attraverso cui governare il ciclo_di_vita di un'opera civile, sia sul piano strutturale che economico_gestionale e finanche contrattuale. La legittima attesa del progresso di una solida civiltà del costruire ancora oggi soffre la barbarie di un comparto produttivo che si rifiuta di rendere sistemica la capacità di monitorare le condizioni strutturali dei manufatti in c.a. e c.a.p. (e non solo), dal collaudo al fine_vita_economico: Per un’opera civile non è contemplata la morte, come per noi umani! E neppure è ammesso far valere un periodo di garanzia similmente a veicoli ed elettrodomestici. E’ più consono assimilare le complessità di infrastrutture o volumetrie attrezzate (edifici in cui lavorare o la casa per vivere), a quelle di un velivolo: giacché si deve garantire sicurezza e funzionalità delle singole componenti attraverso la costante “sostituzione” sulla base del continuo calcolo tecnico ed economico di una vita_utile conveniente, preoccupandosi sempre di accantonare adeguate risorse.

Sembra che nessuno intenda soffermarsi su di un problema che non è solamente quello di stabilire quali norme e regolamenti stilare, di quanta tecnologia dotarsi, come qualificare prove di carico sempre più strumentali ed i collaudi in corso e fine opera. Resto convinto che il ciclo_di_vita_delle_opere vada trattato andando ben oltre i controlli non distruttivi e la sensoristica da impiegare nell’osservazione dei comportamenti strutturali. Oltretutto, nelle determinazioni territoriali interviene la neo “partecipazione collettiva” che investe una socialità contemporanea già lacerata da aspettative piuttosto incompatibili, tra cui il bisogno di garantire mobilità affidabile rispetto alla scarsezza dei mezzi e le tante tutele d’ordine corporativo: troppe attese sono completamente disarticolate dai funzionamenti, rispetto ai quali - concludendo -  si sollecita un’evoluta governance  a supporto di scelte e decisioni.                            

Difatti ci si deve domandare chi sarebbe stato in grado di decidere di bloccare una intera città come Genova e rendere critiche attività economiche di valenza nazionale ed internazionale, sulla base delle tante relazioni (vedi anche quella del Politecnico di Milano) che si limitano a generare dubbi invitando a sviluppare ulteriori approfondimenti. Il comportamento umano resta sempre inquietante. Sembra proprio che il progresso come la pace non sia perseguibile direttamente, ma occorre sempre passare attraverso la tragedia delle catastrofi come delle guerre. Cosicché dopo queste morti, prima che vengano dimenticate e nel mezzo del sacrifico sociale ed economico di una intera città, forse merita dare un senso a ciò che è accaduto.

La sciagura resterà una macchia indelebile che non meritava l’alta tradizione italiana, ricca di professionalità universalmente riconosciute. Tuttavia, proprio per la sua gravità dovrebbe indurre ad agire, a collaborare come non mai ed investire risorse nell’affrontare un simile tema. A mio avviso già l’AICE potrebbe fare molto rivolgendo a tale ambito tutta la perizia in tema di Total Cost Management. Ad esempio, riconduco alla Vostra memoria un seminario svolto assieme all’Associazione presso l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma in data 18 giugno 2007: il lavoro avente ad oggetto “Come governare un’opera civile”, offre elementi a cui oggi aggiungere valide ragioni per promuovere un dedicato corso di formazione.

In questo momento, in particolare, serve affidarsi alle più alte professionalità per disciplinare la diffusa e crescente sensazione di panico generale che coglie gli addetti ai lavori, prima ancora dell’universo politico-governativo e degli stessi elettori-residenti. Per rimediare alla prospettiva di un caos crescente, nell’immediato occorre elaborare certezze ed indirizzi specifici rispetto ai quali coinvolgere tutti gli attori di un territorio (cittadini, decisori, singoli esperti), affinché abbiano strumenti per cooperare ed insieme “partecipare” il tema della gestione  tecnica ed economica del ciclo_di_vita del costruito (dal PLM al BLM): Perché a tali competenze si deve ricondurre la sicurezza di persone e famiglie, contestualmente alla continuità dei sistemi produttivi e la stabilità sociale ed economica di intere territorialità!

Con rinnovata stima rivolta alla Vostra persona e l’apprezzamento per il fattivo contributo che riservate all’AICE, saluto cordialmente.

Aquilio Todini

 

 

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