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Chi e come scegliere è il tema chiave dell’European Recovery Plan. La situazione del Paese, già debole economicamente e socialmente prima dell’avvento del Covid-19, ora necessita di decisioni chiare, veloci, stabili e coraggiose. In questa breve nota non ci interessa entrare nel contenuto delle decisioni, ma riflettere sul metodo decisionale.

In un paese cosiddetto democratico l’aspettativa idealizzata è quella che si possano sentire i pareri di tutti gli stakeholder di ogni ambito decisionale: approccio interessante se non fosse che la conseguenza in genere porta alla correlata aspettativa di vedere prese le decisioni proposte da ogni singolo stakeholder e, se l’opera di mediazione non riesce pienamente, questo implica immediata conflittualità da parte di con non è soddisfatto. Questo processo, che può anche riuscire ha nella, in genere, non chiarezza, lentezza, revisione delle decisioni e paure di scontentare, le sue caratteristiche primarie. Ossia, l’esatto contrario di ciò di cui si sente necessità.

In sostanza, deve essere ormai indubbio che coinvolgere democraticamente comporta ascoltare le varie istanze, è nella situazione specifica senza troppi tavoli di concertazione, per prendere nel proprio ruolo le decisioni e portarle con coraggio fino in fondo, sapendo che si potrà essere osannati sugli altari o essere sostituiti.

Anzitutto il governo, poi le strutture di progettazione e quindi quelle di realizzazione hanno pertanto ruoli e responsabilità differenti: il primo deve ascoltare e poi decidere autonomamente; i secondi debbono definire correttamente le linee guida per la realizzazione e monitorarle costantemente; i terzi debbono realizzare con efficacia e senza sprecare risorse. Sembra una logica normale ma non lo è in un Paese governato ormai solo per opportunismo personale.

(Prof. Alfredo Biffi)

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