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Il piano Europeo di Recupero genererà molteplici progetti, alcuni tra loro strettamente collegati (ad esempio sul filone degli investimenti infrastrutturali), altri senza alcun punto di contatto fra loro se non nel senso di appartenere al portafoglio progetti dei futuri recovery funds.

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Segnaliamo l'articolo pubblicato dall'Ing. Gianluca di Castri sul blog "Pensiamo all'italia".

https://pensiamoallaitalia.altervista.org/recovery-plan-e-piano-marshall-di-g-di-castri

La recente crisi ha aperto la possibilità di una riflessione sulle catene di fornitura. L’iper-globalizzazione dell’ultimo decennio ha avuto come conseguenza che la maggior parte dei beni vengono acquistati altrove, anche se un bene è prodotto in Italia, i componenti sono prodotti altrove.

Tale sistema presenta vantaggi e svantaggi; sui vantaggi si è molto parlato, essi possono in buona parte essere condivisi. Tuttavia esistono alcuni limiti strategici. All’insorgere di una crisi la maggior parte delle nazioni tenderà a dare priorità alle proprie esigenze. Ne deriverebbe, nella migliore delle ipotesi un aumento temporaneo dei prezzi, in altri casi si potrebbe verificare una rottura delle catene di fornitura con la conseguente insufficiente disponibilità del bene in oggetto.

Per i beni di importanza strategica, è necessaria una sicura disponibilità a livello locale o nazionale. Per i beni soggetti ad evoluzione tecnologica, invece, non ha senso dotarsi di scorte, è indispensabile un adeguato investimento in capacità produttiva.

(Ing. Gianluca di Castri)

Il piano europeo di recupero (European Recovery Plan) prevede una dotazione per l'Italia di 209 miliardi di euro, fra prestiti e contributi a fondo perduto. Si tratta di un'opportunità non ripetibile, e dal modo in cui essa sarà utilizzata dipenderà il futuro dell'Italia, in bilico fra ripresa e declino.

Non è questa la sede per dire cosa si debba fare e quali debbano essere le priorità, si può però iniziare a dire con chiarezza ciò che non si deve fare: realizzare progetti da tempo giacenti nei cassetti e spesso desueti, distribuire i contributi a pioggia in modo da accontentare un po' tutti senza risolvere alcunché, privilegiare progetti proposti da gruppi di pressione più o meno potenti senza tener conto dell'interesse comune e dello sviluppo del paese.

Dal governo in carica ci aspettiamo che sia in grado di stabilire i vari livelli di priorità e solo in base a questi scegliere fra i progetti già proposti o stimolare lo studio di nuovi progetti. Ci aspettiamo inoltre che sia in grado di rispettare i tempi di realizzazione, non dimenticando che troppo spesso i fondi stanziati non vengono spesi per complicazioni che nulla hanno a che fare con i progetti stessi.

(Ing. Gianluca di Castri)

 

Segnaliamo due articoli rispettivamente di Emanuele Banchi, Gianluca di Castri e Biffi pubblicati sulla rivista di Franco Angeli "Il Project Manager".

 

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