di Alfredo Biffi – Vice Presidente AICE, Professore di Organizzazione Aziendale (Università degli Studi dell’Insubria, Varese)
L’analisi costi benefici: oggettiva in sé … ma non sempre
Ogni giorno nel nostro ruolo di manager ci troviamo a valutare diverse opportunità, a fare scelte che hanno ripercussioni economiche, sociali, ambientali. In molti casi, per motivare razionalmente tali scelte, ricorriamo a metodi strutturati, e tra questi l’analisi costi-benefici (ACB) è tra i più utili anche se non sempre impiegati quando si deve decidere (più per pigrizia, costi, o intenzionale velocità decisionale che per inefficacia).
La teoria economica considera l’ACB un approccio tecnico oggettivo: raccogliere costi e benefici, attualizzarli, comparare alternative, valutare rischi e ritorni. In apparenza un esercizio matematico, rigoroso e neutro.
Ma nella pratica manageriale, l’ACB si rivela un processo molto meno neutro. I parametri che consideriamo, i pesi che attribuiamo, i benefici che scegliamo di valorizzare, i rischi che accettiamo o trascuriamo… sono scelte discrezionali, che riflettono valori, priorità, interessi.
Ecco perché è fondamentale affermare che l’analisi costi-benefici è tecnicamente oggettiva solo se è etico il comportamento degli stakeholder coinvolti.
Se il committente della valutazione vuole “forzare” un risultato per giustificare una decisione già presa, potrà farlo manipolando ipotesi e parametri. Se i valutatori sono mossi da conflitti di interesse, o dalla volontà di compiacere chi li ha incaricati, potranno dare copertura “scientifica” a scelte sbagliate o dannose. Se i benefici considerati non includono quelli ambientali o sociali, l’analisi sarà miope e fuorviante.
Allora, non è lo strumento in sé a garantire trasparenza e responsabilità, ma il contesto valoriale in cui lo si utilizza.
Solo stakeholder consapevoli, competenti e etici possono usare l’analisi costi-benefici come guida per decisioni giuste, oltre che efficienti.
In tempi in cui le imprese sono chiamate a rendere conto del loro impatto, a creare valore per tutti gli attori coinvolti e a contribuire al bene comune, l’etica non è un lusso, ma una necessità.
Insegnare questo approccio ai giovani manager è oggi una responsabilità chiave delle business school e dell’università.
Come docenti e formatori dobbiamo mostrare che l’efficacia decisionale non nasce solo da calcoli precisi, ma da principi solidi.
E che l’economia può essere al servizio dell’umanità solo se è anche un’economia morale.
La logica dell’Etica degli stakeholder:
Se il rischio è quello di utilizzare una metodologia tecnicamente solida in modo strumentale, attribuendo ai risultati un valore oggettivo che in realtà è frutto di ipotesi soggettive, semplificazioni, e a volte, omissioni consapevoli, nasce l’esigenza di recuperare un’etica dell’analisi, intesa come consapevolezza dei limiti del metodo e della responsabilità che ogni decisore si assume nell’applicarlo.
L’etica non è un elemento accessorio, ma parte integrante dell’approccio metodologico: la scelta delle variabili da includere, il modo in cui si valorizzano i benefici, la visione che si ha dei soggetti impattati da una decisione, sono tutte decisioni valoriali.
In ambito pubblico, la responsabilità è ancora maggiore: valutare un’opera infrastrutturale, un investimento in sanità, una riforma amministrativa, significa assumersi un dovere verso la collettività, non solo in termini di efficienza ma anche di equità, sostenibilità, impatto sociale.
In azienda, il manager deve interrogarsi non solo su “quanto costa e quanto rende” un progetto, ma su “a chi porta valore”, “chi potrebbe essere danneggiato”, “quale futuro stiamo contribuendo a costruire”.
In questa prospettiva, formare al metodo dell’analisi costi-benefici significa anche formare al pensiero critico, all’etica della responsabilità e alla consapevolezza del potere che ogni scelta economica racchiude.
Chi rappresenta luogo di elaborazione culturale prima che tecnica e di trasferimento della conoscenza, deve prendersi carico di questo compito, superando la dicotomia tra “rigore” ed “etica” per educare al rigore etico.




